Il futuro dei conservatori

SalaOraziCuriazi_d0Riconosciuti come poli di eccellenza educativa non solo in Italia ma anche all’estero (come evidenziato anche da un recente incontro dei direttori delle strutture continentali che fanno parte della Association Européenne des Conservatoires), i conservatori della Penisola devono comunque fare i conti con il tempo che passa, le innovazioni tecnologiche, il mondo che cambia.

Un elemento di modernizzazione è già ampiamente presente nell’offerta culturale di questi istituti: quasi tutti i conservatori italiani ormai offrono corsi che abbracciano nella maniera più ampia possibile lo studio della musica elettronica. Sarebbe impossibile ignorare questo ambito, del resto, visto che fin dagli anni Sessanta l’Italia è stata pioniera del genere (basti pensare a Nuova Consonanza e al lavoro sperimentale di un compositore come Domenico Guaccero).

Meno bene si va quando si pensa alla musica pop: questa viene ancora considerata di minore qualità, e scrivere ed esibirsi per artisti commerciali (per esempio, a Sanremo) è considerato un male necessario per portare a casa la proverbiale pagnotta. Andrebbe invece vista la questione da un punto di vista completamente opposto: disseminare i talenti dei conservatori nel mondo delle classifiche di vendita può fare solo bene alla qualità di ciò che si ascolta, contribuendo in parallelo a fare da “quinta colonna”. Proprio come quei clandestini che lavorano di nascosto per cambiare le sorti di una guerra, giovani musicisti italiani potrebbero aiutare a trasformare radicalmente un settore culturale in sofferenza, dove trionfano testi banali, forme di canzoni abusate e figure incapaci di distinguere una nota dall’altra!

Non è l’unica forma di apertura che ancora manca: nelle aule di questi luoghi così sfaccettati mancano ancora le voci dei rapper e dei loro produttori, un peccato visto che invece dominano il discorso delle chart, ma anche quello intellettuale: si rappa ormai dovunque, dalla pubblicità alla politica. E ancora, dove sono gli strumenti etnici nei conservatori? Lasciati alla buona volontà e all’apertura mentale di qualche insegnante preso singolarmente, ma lontani dai programmi ministeriali. Se si considera il cambiamento della società tricolore, sempre più contaminata dalla vita dei tanti espatriati che vivono qui, è impossibile non interpretare questa assenza come un’occasione sprecata.

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